zia jaja

un'inguaribile ottimista!
martedì, 31 marzo 2009

n° 5/09

Due semi
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(Bruno Ferrero)

Due semi si trovavano fianco a fianco nel fertile terreno autunnale. Il primo seme disse: "Voglio crescere! Voglio spingere le mie radici in
profondità nel terreno sotto di me e fare spuntare i miei germogli sopra la crosta della terra sopra di me... Voglio dispiegare le mie gemme tenere come bandiere per annunciare l'arrivo della primavera... Voglio sentire il calore del sole sul mio volto e la benedizione della rugiada mattutina sui miei petali!".
E crebbe.
L'altro seme disse: "Che razza di destino, il mio! Ho paura. Se spingo le mie radici nel terreno sotto di me, non so cosa incontrerò nel buio. Se mi apro la strada attraverso il terreno duro sopra di me posso danneggiare i miei delicati germogli... E se apro le mie gemme e una lumaca cerca di mangiarsele? E se dischiudessi i miei fiori, un bambino potrebbe strapparmi da terra. No, è meglio che aspetti finché ci sarà sicurezza".
E aspettò.
Una gallina che raschiava il terreno d'inizio primavera in cerca di cibo trovò il seme che aspettava e subito se lo mangiò.

E' la normalità accettare il rischio di vivere

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categoria: pensieri

giovedì, 26 marzo 2009

N. 4/09

 

Cosa ne dite di aggregarci???

Non sarebbe male!

postato da ziajaja alle ore 09:51 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: iniziative, solidarietĂ 

mercoledì, 25 marzo 2009

N.3/09

24 domande e risposte
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(Madre Teresa di Calcutta)

Il giorno più bello? Oggi.
L'ostacolo più grande?
La paura.
La cosa più facile?
Sbagliarsi.
L'errore più grande?
Rinunciare.
La radice di tutti i mali?
L'egoismo.
La distrazione migliore?
Il lavoro.
La sconfitta peggiore?
Lo scoraggiamento.
I migliori professionisti?
I bambini.
Il primo bisogno?
Comunicare.
La felicità più grande?
Essere utili agli altri.
Il mistero più grande?
La morte.
Il difetto peggiore?
Il malumore.
La persona più pericolosa?
Quella che mente.
Il sentimento più brutto?
Il rancore.
Il regalo più bello?
Il perdono.
Quello indispensabile?
La famiglia.
La rotta migliore?
La via giusta.
La sensazione più piacevole?
La pace interiore.
L'accoglienza migliore?
Il sorriso.
La miglior medicina?
L'ottimismo.
La soddisfazione più grande?
Il dovere compiuto.
La forza più grande?
La fede.
Le persone più necessarie?
I sacerdoti.
La cosa più bella del mondo?
L'amore.

Buona giornata

postato da ziajaja alle ore 10:29 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: pensieri

venerdì, 20 marzo 2009

PAZZESCO

Stamane ho aperto internet, mi sono trovata questa notizia!

Sono rimasta scioccata!

Non usiamo la solita frase fatta: "..ma di questo passo dove andremo a finire... questa società sta veramente andando a rotoli!", ma facciamoci un vero e proprio esame di coscienza e pensiamo a ciò che noi nel nostro piccolo possiamo fare per poter cambiare un po' la situazione, perchè la società la facciamo noi, ciascuno di noi!

Intossicati nella testa

Sedici bambini di una scuola elementare a Torino sono stati intossicati dalle figurine. Per chi non è più bambino magari da un pezzo, quel diminutivo al plurale femminile è una scatola magica di ricordi lontani. Da che mondo è mondo o quasi, le figurine sono un gioco unico, perché lo si fa da soli ma anche con gli altri: c’è un album da completare, comprando e scartocciando i pacchettini, sfogliando e applicando quel che ancora manca. Ma il più bello, delle figurine, è che ce le si scambia, spartendo e confrontando quel che c’è e che non c’è. Non esiste un altro gioco così, che si fa da soli ma senza poter fare a meno degli altri.

Per colpa di questo gioco vecchio come il mondo, per il quale siamo passati tutti - maschi e femmine, con i calciatori e gli animali esotici, i cartoni animati e la storia antica - sedici bambini della «Altiero Spinelli» di Torino sono finiti in tre ospedali della città, intossicati nelle vie aeree, in preda ad acuti bruciori agli occhi. La colpa, a dire il vero, non è delle figurine in sé, un gioco innocuo anzi istruttivo come nessun altro perché si fa da soli ma anche e soprattutto con gli altri. È, piuttosto, del modo marcio d’intendere questo bel gioco d’altri tempi.

Il «marcio» va inteso in senso niente affatto metaforico, del resto: le figurine che hanno spedito all’ospedale sedici bambini e un’insegnante di una scuola elementare (che quasi per beffa porta il nome di chi ha contribuito come pochi altri alla costruzione dei valori in questa nostra modernità...), si chiamano infatti «Schifidol Puzz», e il loro album non schiera squadre di calcio né racconta la vita degli antichi romani. La loro particolarità, infatti, è quella di emettere odori nauseabondi. «Ancor più fetenti e sempre più potenti», decanta la, si fa per dire, invitante pubblicità. Di nauseabondo, però, questo quanto meno discutibile prodotto non ha soltanto i miasmi. Ci sono anche le parole e i nomi: «Bruce Pus», «Otto Sboccadibotto», e via di questo disgustoso passo, con dovizia di immagini repellenti. Il tutto condito di un senso dell’umorismo quanto meno discutibile: se questo è il modo per far ridere i nostri figli, c’è davvero poco o nulla di che stare allegri.

La particolarità di queste figurine, o meglio di questa degenerazione della specie «figurine», è quella di emettere un cattivo odore onomatopeico, che richiama il disegno di dubbio gusto e le parole inequivocabili, generando uno scatenamento chimico ad effetto immediato. Ma evidentemente un po’ sopra le righe in quanto a dose. L’avvertenza sui pacchetti dichiara che si tratta di un «gioco» non adatto ai bambini di età inferiore ai dodici anni, ma è un controsenso, dal momento che si tratta di figurine e non di oggetti da pornoshop. Si comprano comunemente in edicola, sempre che non siano già andate a ruba fra minori e maggiori di dodici anni. E così, scartocciando pacchetti e annusando puzze artificiali, sedici bambini di quinta elementare sono finiti all’ospedale accusando piccoli problemi respiratori e forte bruciore agli occhi. Certo, nulla di grave, se la caveranno alla faccia delle figurine «Skifidol Puzz». Il vero guaio è un altro, e non sta in gola o in trachea, ma più nel profondo: perché l’intossicazione di quei bambini, così come di tanti altri, sta nella testa e nel cuore. Nell’idea inculcata in loro che sia bello e divertente scartocciare figurine che puzzano con dei nomi volgari e dei disegni grossolani. Quelle figurine non sono solo nocive, sono anche e soprattutto brutte nel senso più ampio e preoccupante che la parola contiene.

Mentre i bambini non sono brutti, non lo sono mai. Possono diventarlo, se il mondo propina loro la bruttura, gliela fa sembrare divertente e desiderabile. Se li intossica così, a suon di fetenzie. Che non fanno solo male al naso, alla gola e giù per i polmoni o su per gli occhi. Fanno male soprattutto a quel che sta più nel profondo e che nei bambini è qualcosa di morbido e permeabile, come una spugna che assorbe quel che le sta intorno. Farli diventare matti per un album di figurine da schifo, capaci di intossicarli fuori e dentro, è una forma di manipolazione che sconfina nella violenza.

di "elena.loewenthal" dal Giornale "La Stampa" di Torino

postato da ziajaja alle ore 10:35 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: costume, societĂ